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ARCHEOLOGIA

Parco archeologico naturalistico di Pruija

Nel corso del secolo XX diverse sono state le segnalazioni sulla rilevanza delle emergenze archeologiche di Pruija da parte di studiosi, tra cui l’archeologo Di Cicco che il 16 dicembre del 1900 così scriveva: “In contrada Proia, a circa 5 chilometri dall’abitato [di Cariati], 3 chilometri dal villaggio di Terravecchia e due dal fiume Nicà, riconobbi una cinta di mura fatte con pietre rozze e non cementate, di arenaria, dello spessore di metri 3 e quasi a fior di suolo. La località è sparsa degli avanzi di terracotta solita a riscontrarsi nelle antiche stazioni; alcuni frammenti sono di creta impura, altri appartengono a vasi verniciati, di epoca greca e romana. Rinvenni nella campagna una piramidetta di piombo, con foro per sospenderla”.

In seguito, nel 1971, l’archeologa francese De La Genière, dopo aver visitato il territorio terravecchiese, descriveva che a Pruija la parte esterna del muro di cinta affiorava in certe zone.

Era costituito da pietre non tagliate perché erano state scelte con cura fra le tante sparse sul terreno ed assemblate a secco da costituire un paramento esterno abbastanza regolare. La studiosa segnalava che a parer suo all’interno della zona fortificata le tracce di vita erano molto scarse, concludendo che i frammenti ceramici raccolti in superficie potessero datarsi tra fine del IV o all’inizio del III secolo a. C.

Di grande interesse appare lo studio pubblicato nel 1990 dall’archeologo cariatese Armando Taliano Grasso in cui, attraverso indagini mirate eseguite sul territorio, riesce a dimostrare che esisteva in epoca brezia un sistema di difesa territoriale basato sul collegamento visivo di alcuni “Centri Forti: Pruija di Terravecchia - Muraglie di Pietrapaola; mentre l’insediamento di Palumbo di Cariati ne era l’anello di congiunzione come stazione intermedia. Il sito di località Cerasello invece, oltre a ripristinare la comunicazione visiva tra i centri di Muraglie e Castiglione di Paludi, certamente svolgeva, per la sua posizione strategica, anche un ruolo di dominio e controllo del territorio”.

Lo stesso autore, in un articolo apparso su una rivista locale cariatese così argomentava: “i dati archeologici, infatti, segnalano resti di cinte murarie brettie a Cerasello e a Muraglie di Pietrapaola, a Pruija di Terravecchia ed a Castiglione di Paludi. Queste fortificazioni, tutte poste alla sommità di colline ben individuate e in collegamento visivo con il mare, potrebbero essere identificate con le mura di qualcuno dei centri brettii citati da Livio. Il centro fortificato di località Pruija è situato su un’altura a più di 400 metri di quota s.l.m., e si colloca in modo tale da controllare la costa e, lungo la vallata del corso del Nicà, l’antico fiume Hilyas. Sicuramente il periodo di decadenza del centro brettio di Pruija inizia già negli ultimi decenni del III secolo a.C. in concomitanza con la guerra annibalica. Ma l’oppidum fu abbandonato, sicuramente nel periodo compreso fra la fine della guerra annibalica e quella sociale e le cause di questo abbandono sono da ricercare nella disattivazione generale, operata dai romani contro i popoli bretti”.

L’attuale sito di Pruija, per poterne garantire la conservazione e l’integrità delle realtà archeologiche emergenti, con decreto del Ministero per Beni Culturali e Ambientali del 2 settembre 1992, è stato tutelato ai sensi della legge 1° giugno 1939, n°1089.

La Soprintendenza Archeologica, esaminando i frammenti fittili costituiti da tegole, pithoi per derrate e ceramici di vasellame a vernice nera, oltre che di una pressa lapidea, custodita nel municipio di Terravecchia, stabilì che l’insediamento posto all’interno della cinta muraria era sorto tra IV e III sec. a.C. Per tali circostanze l’autorità ritenne, e scrisse nella relazione scientifica allegata al decreto di tutela, che il centro fortificato era riferibile ad un insediamento delle popolazioni brezie.